Ecco 7 modi di introdurre il tuo lavoro in grado di annullare istantaneamente qualsiasi interesse da parte del tuo interlocutore
Sembra incredibile, ma grazie alla frequenza con cui vengono utilizzati ne ho codificato le diverse modalità.
Quelli che ti chiedono di cosa ti occupi, non sono davvero interessati: è un modo di attaccar discorso, di farsi una qualche idea, sanno che non capiranno molto.
L’esperienza ti dice che è faticoso cercare di spiegare cosa fai: è davvero difficile che qualcuno capisca il valore di un lavoro complesso e delicato come quello che tu sai fare. Difficile che capisca quanto sia diverso il modo in cui proprio tu lo fai da come lo fanno tutti gli altri.
Quel che crederà di capire non dipende dalla tua buona intenzione d’essere chiaro. Lui finirà per darti un’etichetta, mettendoti nel mucchio degli altri che, secondo lui, fanno quello che fai tu: «Ho capito benissimo! … Ho un cugino che fa proprio la stessa cosa. So tutto!»
Purtroppo girano ancora persone che si azzardano a chiedere «di cosa ti occupi?», «che lavoro fai?».
Per questo ho raccolto:
«I primi sette modi che mi vengono in mente per rispondere a qualcuno che ti chiede “di cosa ti occupi”, facendolo pentire d’avertelo chiesto!»
UNO: Modo veloce
«Lavoro in ambito …»
e aggiungi quello che ti va meglio: farmaceutico / ingegneristico / manufatturiero / della carta / forniture industriali / tessile / turismo / edilizia / distribuzione / moda, eccetera eccetera… E poi cambi discorso!)
Senza esitazioni: bello sicuro, risposta immediata: «Ah… lavoro in ambito forniture industriali.» Così! Diretto! Bam!
E subito dopo: «Mi passi la mousse di tonno, per favore? C’è del vino rosso in quella bottiglia?»
Se sei ad un evento professionale puoi sempre dire: «Accidenti! Comincia la presentazione di BARBAZZ.com. Non voglio perderla» e te ne vai. Mentre ti allontani da quel tipaccio, lanci un’occhiata eloquente ai colleghi tuoi amici, segnalando il pericolo, come quando in auto fai i fari a chi incroci, dopo aver superato una pattuglia.
Quel che gli deve arrivare è: «Ma son domande da fare? 1) Di sicuro non ti frega gran ché di saper cosa faccio e (2) anche se te lo spiego, non lo capisci! Per favore: non farmi perdere tempo!»
DUE: Veloce, ma vendicativo.
«Mi occupo di…»
(a scelta:) Vendite /distribuzione / marketing / amministrazione / informatica / grafica / web / produzione / installazione / commercializzazione / etc.
e poi lo metti sulle braci: «Lavoro in – nome azienda – La devi conoscere benissimo… »
Avrai il tono sicuro di quello che parla ad uno specialista. Il fatto che non abbia la minima idea di cosa tu stia dicendo, lo costringe dichiararsi incompetente. Al che, quasi stupefatto, gli chiedi: «… Ma ALLORA… tu che cosa fai?»
Quel che gli deve arrivare è: «Ekkepalleee! Ma perché fai ‘ste domande? Cosa vuoi sapere? Ecco! Te l’ho detto e adesso renditi conto che non ne sai una mazza! Ecco, bravo, vai un po’ a farti gli affaracci tuoi!»
Nota: Se sei nervoso e la persona ti sta antipatica, puoi benissimo combinare la UNO (Lavoro in ambito…) con la DUE (Mi occupo di…) + la variante 1 (in “molto nota” azienda… -) Cosa gli serve di più? Gli hai detto l’ambito, di cosa ti occupi, il nome dell’azienda e ancora non capisce? Chiaramente l’ignorante è lui.
TRE: Definitivo (Non ti ci provare più, Sam!)
«Lavoro per una multinazionale.» Stop!
Sorridente ti chiede di cosa ti occupi. Ti fai serio e lo fissi negli occhi. Silenzio; una lunga pausa; lui, dentro, cede: si rende conto solo adesso d’aver sfidato la tua immensa determinazione a non farti rompere le scatole. A questo punto spari la frase, come un colpo di Katana ben assestato e torni a guardarlo in silenzio.
Lui ci tiene a finir vivo la serata e si leverà dall’imbarazzo andandosene e dicendo: «Ah, certo, interessante!». Se lo fai bene non si riavvicinerà più, per il resto della tua vita.
variante 1
Se sei modalità sadica puoi aggiungere: «Lavoro per una multinazionale – pausa – koreana…» (oppure / turca / americana / tedesca / russa / cinese / danese etc).
Aggiungere un dato così, molto vago, serve ad accendere la sua curiosità. La domanda gli muore in gola mentre io tuo sguardo gli fa capire che non deve nemmeno pensar di chiedere altro.
variante 2
Se ti servisse mimetizzarti facendo finta d’essere gentile, puoi aggiungere «… nel settore…» sparando una sigla inglese che nessuno avrà il coraggio di far vedere che non capisce. Ad esempio puoi usare: « … Nel settore ITC» – invece di dire telefonia, Apparels (invece di abbigliamento), Retail o Merchandising (marchi e catene di negozi), Commodity (materie prime, energia, etc) Automotive (auto, moto camion, trasporto etc.), Horeca (Hotel e ristoranti), Travel (turismo), Chemical (chimica), Medical (sanità), M&A (investimenti e partecipazioni societarie) e avanti così.
Quel che gli vuoi far arrivare è: «Non ti voglio rispondere! E se non vuoi guai, smetti subito di fare domande e cambia discorso, anzi vattene!»
Vantaggi: se hai una posizione importante in un’azienda famosa, o rivesti una carica politica di potere, potresti ragionevolmente temere che qualcuno, direttamente o indirettamente, avanzi richieste inopportune: sconti, lavori, regali, appuntamenti per vendere etc».
QUATTRO: Alien.
«Lavoro per una piattaforma ueb adivi midia brocher pleisment provaiding. Sono castomer satisfacsion & interacscion marcheting development manager EMEA, lato end iuser e lato provaiders»
Come aver detto «portalettere alle poste»: stesso tono, stessa importanza. Come quando ti presenti in un hackathon, in un meetup, in un wibinar o in una community di coders.
Quel che gli deve arrivare è: «Tu hai osato chiedere… e io te lo dico come va detto: se sai, capisci e se non sai, non capirai mai. La cosa non mi riguarda; faccio parte degli Eletti, comunicare con i Babbani non è possibile, è una perdita di tempo. Pensa che, dove lavoro io, manco sanno perché m’han dovuto assumere!»
Davanti alla sua faccia, quanto meno perplessa, se proprio proprio sei in buona, puoi aggiungere: «Mi occupo di web marketing, soddisfazione del cliente e di feedback sulla usability, per i provider di user interface».
Al che, stanne certo, chiunque ti stia ascoltando dirà «Ah, interessante…» e ti mostrerà la gif di uno che si schianta.
CINQUE: Non è cosa…
«SONO…»
(Avvocato / architetto / ingegnere / medico / astronomo / professore / insegnante / psicologo / idraulico /parquettista / costruttore / autista / trasportatore / giardiniere / attore / commercialista / panettiere / etc.)
Tono total minimal, sussurrato: «Ah! Sono avvocato…», oppure «Bah… Faccio l’architetto», senza aggiungere altro.
Quel vuoi che gli arrivi in modo cortese è: «T’ho risposto! Però adesso vedi di non farmene pentire raccontandomi dei tuoi acciacchi, delle cause, delle crepe, delle piante malate, dei guai di tuo figlio, della pasta madre, eccetera, eccetera!»
SEI: L’esauriente in tutti i sensi
«Mi occupo di… »
Come la DUE. Una risposta innocua seguita però da una micidiale descrizione dei processi e delle attività operative di cui ti occupi tutti i giorni. Meno l’altro mostra di capire, più tu aggiungerai particolari. Magari usa un tablet o un telefonino per fargli vedere una presentazione di settantadue slide, oppure esci direttamente la brochure e il catalogo con i codici prodotto, così capisce meglio!
Ecco delle strutture di attacco che puoi estendere per quanto tempo vuoi:
«Mi occupo delle pratiche di rimborso a seguito sinistri stradali e di lavoro, contattando le parti e redigendo i verbali, sentendo i legali e attivando l’iter per le assicurazioni. Raccolgo la documentazione e poi vado a trattare il risarcimento mettendo giù bene le cose. Se pagano bene, se non pagano andiamo in istruttoria legale coinvolgendo le associazioni di categoria, mediante l’attivazione degli strumenti legali e le strutture… »
Mi occupo della distribuzione dei marchi XYZ e BCDE a trecentosessantagradi0: dalla ricerca dei punti vendita, alla presentazione del catalogo, facendo gli ordini, formazione sul punto di vendita agli addetti, seguendo le promozioni e gli eventi speciali, anche seguendo la stagionalità, preparando i budget e i report per il marketing, con cui lavoro a stretto contatto. Poi mi occupo anche della parte comunicazione coordinando le agenzie… »
«Mi occupo di programmazione con linguaggi Cobol++, Rubyonrail, html5, etc. seguo le interfacce che poi presentiamo ai clienti che ci commissionano il sito. Lavoro per l’agenzia Salkaz Solution, non so se la conosci. È grossa, lavora per …»
«Mi occupo di gestire una rete di consulenti che vendono pubblicità e promozioni alle aziende del settore farmaceutico,. Programmo le visite, controllo le spese e la copertura del territorio, trovo le occasioni per i contatti, seguo il CRM, la scontistica per i grandi enti, faccio affiancamento agenti, partecipo alle convention, ai lanci di prodotto. In più ho la responsabilità del reparto… »
«Lavoro nel settore estrusioni plastiche e delle fusioni in metalli nobili; hai presente gli stampi in polititaniato di calciosodico stranito che servono per fare, non so, i nilometri nei turbinanti degli impianti di distillazione degli idrocarburi aromatici, le tettarelle dei biberon, le guarnizioni per l’olio in pressione, gli ingranaggi dei cambi automatici ad esempio. Hai presente? No? Ah dovresti proprio. Ti spiego come si fanno, una meraviglia! Dunque la partenza è sempre quello che estrai dalle miniere di astrangite…»
Sei gentilissimo, diligente, preciso, dettagliato, esaustivo, entusiasta e desideroso di coinvolgere chi ti ascolta e di fargli capire bene cosa fai.
Quel che gli vuoi dire è: «Ti prendo in parola! Adesso ti becchi il pippone! Così la prossima volta ci pensi due volte prima di far domande a cavolo!»
SETTE: Rosica!
«Cosa vuoi, sono amministratore delegato di «FAMOSISSIMA-BRAND» Abbiamo appena acquisito «LA-CONOSCON-ANCHE-I-SASS».
Sei meravigliosamente nonchalant, mentre spari i nomi di marchi che tutti conoscono infarcendo di titoli e sigle il discorso. Fai apparire tutto normalissimo, anzi noioso e ripetitivo come parlassi della giornata di un impiegato di banca. Da come la dici, per te andare a NYC o a Tokio è ormai come per uno di Milano andare dal cliente a Cinisello Balsamo o uno di Roma che va a Pomezia.
Ti viene benissimo con tutti mestieri d’immagine e di grande visibilità mediatica.
Ad esempio: «Sono regista di cinema o TV / Sono talent scout per la moda / Tester di alberghi / DJ / Footoreporter / Giornalista sportivo / Trend setter / Scrittore di programmi / Regista TV / Critico culinario / Produttore etc…/ Designer di barche / Ho una cantina in un castello nel Chianti… etc.
Quel che gli vuoi dire è: «Grazie per darmi l’occasione di parlare di me, di quanto sono fico io e di quant’è fico quel faccio. … Se pensi che stia esagerando, sappi che non ti dico tutto per pudore (ma te lo faccio ben immaginare). Non te lo dico io per non farti sentire ancor più merdaccia di come ti stai sentendo adesso».
Sono i primi sette che mi son venuti in mente
Sono tutti articolati di frasi che dicono cose e non chiedono d’essere capite-
È utile saperli bene per poterli usare in base alla situazione, allo stato d’animo e a chi ti sta facendo la domanda in quel momento.
Ricorda solo quant’è importante per te non far capire il valore di quel che fai e non permettere che qualcuno possa apprezzare il tuo lavoro. Infatti, se capisse, potrebbe raccontare di te a qualcuno che lui conosce e, magari, questo qualcuno potrebbe cercarti e farti domande sulla tua attività.
Mondo di impiccioni! Lo so non è facile, ma è diventata una necessità frustrare la voglia delle persone di capire e di apprezzare i risultati del tuo lavoro.
