Serve a chi sta percorrendo una carriera, appunto, lineare nel tempo e nell’ambito professionale, laddove professionale significa facente capo ad una delle professioni riconosciute. Pensa ai trentuno Albi e Ordini Professionali tutelati dalle leggi dello Stato Italiano: Avvocati, Medici, Agronomi, Farmacisti, Architetti etc.
Il C.V. funziona per chi sta facendo una carriera lineare, nel settore bancario o assicurativo, nell’educazione, in un ente pubblico, nell’industria (metalmeccanica, tessile, chimica, aeronautica che sia), diciamo in un settore specialistico di attività dove età, capacità, successi ed accumulo di esperienza, sono presupposti per coprire i ruoli gerarchici superiori, con un moto che si presume (si presumeva nei decenni passati) continuo e graduale.
Ti serve il C.V. se lavori nelle agenzie di pubblicità, nella moda, in TV, e se resti in quell’ambito senza cambiare: cominci come stagista e via via vuoi diventare, ad esempio, direttore.
Quindi: Ti serve il C.V. per scalare la gerarchia di un settore d’attività, sempre che si possa ancora scalare, serve nei diversi enti o nelle società del settore nel quale hai scelto di specializzarti.
Cosa trasmette il tuo C.V. in questo caso?
Chi legge il tuo CV, se è un esperto o un senior, intuisce, si fa un’idea abbastanza chiara di che tipo di professionista hai scelto di essere e comincia ad immaginare in che modo puoi essergli utile. Capisce che tipo di avvocato o di architetto sei dai titoli e dalle specializzazioni che hai conseguito e che riporti sul C.V. Lo capisce dagli Studi Professionali nei quali hai lavorato: Dato che probabilmente li conosce, può farti domande per sapere chi ti ha impiegato e per cosa ti sei reso utile.
Il C.V. serve molto a chi esce dall’Università e si impegna in dottorati, master, corsi specializzanti: infatti si chiama curriculum vitae et studiorum.
Chi lo legge vede cosa e come hai studiato, quali conoscenze specialistiche gli porti. Intuisce anche se sei uno studente diligente, nei tempi della laurea e nell’impegno con le specializzazioni. Cerca di capire se ci tieni a far parte della corporazione, o se vuoi lavorare per farti gli affari tuoi. Il tuo C.V. potrebbe dire del tuo rapporto con l’autorità, potrebbe dire se e quanto sei disciplinato, se ti sei messo a disposizione di un professore con abnegazione (non so, un lungo periodo come assistente).
Le strutture gerarchiche, gli albi professionali, chiedono in cambio dell’appartenenza, una conformità di comportamento che «fa il ruolo», Persone creative dal pensiero originale, estroverse e con una certa carica di protagonismo non sono i candidati migliori per un organismo gerarchico collaborativo. Conformità e subordinazione sono i criteri per partecipare alla maggior parte delle strutture gerarchiche dove persone collaborano nei processi di produzione o di erogazione servizi.
Farcire il C.V.
Chi non fa parte di ordini, albi professionali, corporazioni, banche, assicurazioni, industria, sanità, o non fanno una carriera lineare, saltando da un posto all’altro con interessante frequenza, continuano a confidare nel C.V. che più si arricchisce con l’avanzare dell’età meno DEFINISCE, indica i confini chiari, della competenza della persona. È vero che lascia aperte molte possibilità, ma allo stesso tempo pone molte domande.
Vedo impiegati, manager e freelance cercare di rendersi visibili e appetibili imbottendo il CV di titoli e di esperienze, indicando ruoli di responsabilità, funzioni etc. Scrivono:
«titoli, ruoli e responsabilità importanti, che dovrebbero far capire che hanno dimostrato grandi capacità, lasciando intuire un grande potere d’azione esercitato in quelle funzioni».
Rendo evidente il presupposto della farcitura del C.V. con una specie di equazione:
+ grande la complessità dei contesti dove ho lavorato e dei ruoli che ho coperto,
+ grandi le responsabilità che ho avuto nel passato, sia nel tipo sia nel numero,
+ capacità e competenze scrivo e lascio intuire,
=> più “si” capisce quanto valgo,
=> più “mi” aspetto d’essere apprezzato e d’essere pagato.
Mi chiedo e ti chiedo: intuisci anche tu che il CV non è solo un documento formale, ma diventa una forma del pensiero che non sembra avere alternative, la cui efficacia è sempre minore per un numero sempre maggiore di persone?
Il C.V. e tutte le attività che lo circondano fanno parte di un vero e proprio stato di coscienza collettivo.
- Cosa dice di te come persona e del valore che sai produrre?
- Cosa dice di quello che fai con piacere e con buoni risultati?
- Cosa dice, a chi non ti conosce, del DONO della competenza che hai e del modo in cui la porti agli altri?