CV, OR NOT CV, THAT IS THE QUESTION…

In attesa el colloquio

In questo intervento porto delle chiavi di risposta alle domande «A chi serve davvero il C.V.?» e «Quale alternative ha chi ha il  C.V. che dice poco o dice molto, ma non è orientato o approfondito o definito, arrivando ad essere un ostacolo?»

La ricerca del profilo da assumere o del collaboratore o professionista da ingaggiare, passa dal  curriculum vitae (C.V.). Ci vuole il C.V. anche nell’era di Linkedin, di Facebook, delle video interviste, del personal branding. Il C.V. viene richiesto (inviare C.V.) o viene offerto come candidatura spontanea (trasmetto il C.V. “eventualmente”  

Partiamo da un percorso di selezione molto basico: H.R. fa una scrematura dei curricula; fa un primo colloquio di quelli che paiono buoni per assicurarsi dell’esistenza di un set minimo dei requisiti: a) se tu corrispondi al C.V. che hai mandato o sei hai scritto balle; b) se puoi essere adatto al ruolo, se hai la forma-zione che riempie la funzione necessaria all’azienda: c) se hai l’aria di uno che accetterà il compenso che hanno a budget. Se invece dai l’idea di uno che per età, esperienza, capacità si pensa bravo e vuol dimostrare d’essere prezioso ed essere pagato di conseguenza, facilmente il tuo profilo sarà «troppo qualificato» per quel che cercano.

Se tutto è OK, passi a vedere il manager, o i manager del team. Serve verificare da una parte le competenze, ma soprattutto il feeling. È necessario avere la percezione che il tuo stile di personalità si adegui a quello del capo che ti dovrà impiegare, se sei “adatto” a lavorare con lui alle sue condizioni, senza dare problemi.

La chiave di tutto questo è il C.V.: tutto inizia e, quando finisce, tutto finisce nel CV.
Se vuoi cambiare lavoro o cerchi un lavoro, quali altri strumenti hai a disposizione?
Il C.V. sembra essere un passaggio obbligato, anche se non stai facendo una carriera lineare.

A COSA E A CHI SERVE DAVVERO IL CURRICULUM VITAE E STUDIORUM?

Serve a chi sta percorrendo una carriera, appunto, lineare nel tempo e nell’ambito professionale, laddove professionale significa facente capo ad una delle professioni riconosciute. Pensa ai trentuno Albi e Ordini Professionali tutelati dalle leggi dello Stato Italiano: Avvocati, Medici, Agronomi, Farmacisti, Architetti etc.

Il C.V. funziona per chi sta facendo una carriera lineare, nel settore bancario o assicurativo, nell’educazione, in un ente pubblico, nell’industria (metalmeccanica, tessile, chimica, aeronautica che sia), diciamo in un settore specialistico di attività dove età, capacità, successi ed accumulo di esperienza, sono presupposti per coprire i ruoli gerarchici superiori, con un moto che si presume (si presumeva nei decenni passati) continuo e graduale.

Ti serve il C.V. se lavori nelle agenzie di pubblicità, nella moda, in TV, e se resti in quell’ambito senza cambiare: cominci come stagista e via via vuoi diventare, ad esempio, direttore.

Quindi: Ti serve il C.V. per scalare la gerarchia di un settore d’attività, sempre che si possa ancora scalare, serve nei diversi enti o nelle società del settore nel quale hai scelto di specializzarti.

Cosa trasmette il tuo C.V. in questo caso?

Cv or not cv?Chi legge il tuo CV, se è un esperto o un senior, intuisce, si fa un’idea abbastanza chiara di che tipo di professionista hai scelto di essere e comincia ad immaginare in che modo puoi essergli utile. Capisce che tipo di avvocato o di architetto sei dai titoli e dalle  specializzazioni che hai conseguito e che riporti sul C.V. Lo capisce dagli Studi Professionali nei quali hai lavorato: Dato che probabilmente li conosce, può farti domande per sapere chi ti ha impiegato e per cosa ti sei reso utile.

Il C.V. serve molto a chi esce dall’Università e si impegna in dottorati, master, corsi specializzanti: infatti si chiama curriculum vitae et studiorum.

Chi lo legge vede cosa e come hai studiato, quali conoscenze specialistiche gli porti. Intuisce anche se sei uno studente diligente, nei tempi della laurea e nell’impegno con le specializzazioni. Cerca di capire se ci tieni a far parte della corporazione, o se vuoi lavorare per farti gli affari tuoi. Il tuo C.V. potrebbe dire del tuo rapporto con l’autorità, potrebbe dire se e quanto sei disciplinato, se ti sei messo a disposizione di un professore con abnegazione (non so, un lungo periodo come assistente).

Le strutture gerarchiche, gli albi professionali, chiedono in cambio dell’appartenenza, una conformità di comportamento che «fa il ruolo», Persone creative dal pensiero originale, estroverse e con una certa carica di protagonismo non sono i candidati migliori per un organismo gerarchico collaborativo. Conformità e subordinazione sono i criteri per partecipare alla maggior parte delle strutture gerarchiche dove persone collaborano nei processi di produzione o di erogazione servizi.

Farcire il C.V.

Chi non fa parte di ordini, albi professionali, corporazioni, banche, assicurazioni, industria, sanità, o non fanno una carriera lineare, saltando da un posto all’altro con interessante frequenza, continuano a confidare nel C.V. che più si arricchisce con l’avanzare dell’età meno DEFINISCE, indica i confini chiari, della competenza della persona. È vero che lascia aperte molte possibilità, ma allo stesso tempo pone molte domande.
Vedo impiegati, manager e freelance cercare di rendersi visibili e appetibili imbottendo il CV di titoli e di esperienze, indicando ruoli di responsabilità, funzioni etc. Scrivono:

«titoli, ruoli e responsabilità importanti, che dovrebbero far capire che hanno dimostrato grandi capacità, lasciando intuire un grande potere d’azione esercitato in quelle funzioni».

Rendo evidente il presupposto della farcitura del C.V. con una specie di equazione:

+ grande la complessità dei contesti dove ho lavorato e dei ruoli che ho coperto,
+ grandi le responsabilità che ho avuto nel passato, sia nel tipo sia nel numero,
+  capacità e competenze scrivo e lascio intuire,
=> più “si” capisce quanto valgo,
=> più “mi” aspetto d’essere apprezzato e d’essere pagato.

Mi chiedo e ti chiedo: intuisci anche tu che il CV non è solo un documento formale, ma diventa una forma del pensiero che non sembra avere alternative, la cui efficacia è sempre minore per un numero sempre maggiore di persone?

Il C.V. e tutte le attività che lo circondano fanno parte di un vero e proprio stato di coscienza collettivo. 

  • Cosa dice di te come persona e del valore che sai produrre?
  • Cosa dice di quello che fai con piacere e con buoni risultati?
  • Cosa dice, a chi non ti conosce, del DONO della competenza che hai e del modo in cui la porti agli altri?

E CHI NON HA UN PERCORSO LINEARE?

Unicità e valore personale

Visto per chi funziona il C.V. proviamo a capire cosa serve a tutti gli altri, a quelli che tutte le volte che curano, aggiornano, riscrivono o devono mandare il C.V. si scoraggiano e si chiedono cosa mai potrà capire chi lo legge.

All’inizio lo cambiano nello sforzo di rendersi appetibili (farsi mangiare?) per il selettore della ricerca cui stanno rispondendo. Poi con la mancanza di risposte e di feedback, si scoraggiano e mandano a raffica sempre lo stesso con generica lettera di accompagnamento.

Pensiamo a chi ha l’attitudine e la curiosità di sperimentare, di confrontarsi con l’imprevisto, l’attitudine ad adattarsi, a cambiare. Pensiamo a chi ama mettere le mani in pasta con passione e coraggio. Ci sono persone portate a fare esperienze diverse e a cambiare spesso e altre che sono state costrette a farlo, passando da un lavoro all’altro senza una apparente continuità. La cosa stabile e che è cresciuta sono le qualità personali e professionali, è la capacità di leggere i contesti, il senso pratico, l’attitudine a risolvere.

Ci sono esperienze a volte difficili da raccontare, ma che generano un risultato unico ed originale come lo è un composto chimico rispetto agli elementi che lo compongono.

Quelli con i lavori tutti diversi che, per inclinazione personale o per necessità, hanno tante esperienze cosiddette trasversali, come possono indicare valore attraverso i criteri di esame del C.V.? Vanno a farsi dire che è poco orientato? Che non è assimilabile ai profili di ricerca? Che non emerge un approfondimento delle competenze?

Cosa trasmette il C.V. della persona, delle sue Qualità, della Capacità di apprendere o di risolvere?

Talento che eleva

Oggi le aziende e le organizzazioni cercano persone capaci di produrre risultati ed effetti che pochi anni fa non potevamo nemmeno immaginare. Potevate dire dieci anni fa che ci sarebbero state persone pagate per scrivere nei blog e nei social media? Chi poteva pensare che la professione del giornalista della carta stampata sarebbe diventata una specie a rischio di estinzione?

Ecco perché i C.V. in tantissimi casi non funzionano più. Tante diverse esperienze, anche preziose, tanti lavori diversi utili in tanti settori diversi, vengono raccontati con uno strumento sempre meno adatto.

Un ragazzo bravo nel WEB, senza essere un fenomeno, senza titoli specifici, che ha fatto il cameriere, poi il PR, che ha fatto dei siti, poi non trovando clienti ha lavorato un po’ come venditore e un po’ nell’assistenza clienti; uno con tante piccole esperienze, come usa ai giorni nostri. Cosa deve fare? Aggiornare il CV ogni tre mesi per distribuirlo a chi? E sperando in cosa?

Come lui, ci sono tantissime altre persone, anche in possesso dei titoli, che hanno fatto straordinarie esperienze e sviluppato competenze e qualità umane e professionali trasversali: il C.V. non le valorizza, le disperde in un neutro e insapore elenco di mansioni svolte nel tempo del lavoro.

Mentre tutti parlano di INNOVAZIONE l’antico CV resta immutabile, un totem insensibile ai cambiamenti e alle rivoluzioni: nuovo il modo di comunicare, di leggere, di apprendere, nuove le modalità della relazione tra individui e gruppi, nuovi i tempi dell’attenzione, nuove le dinamiche del lavoro, nuovi i lavori stessi, nuovi i tempi; TUTTO NUOVO e diverso tranne il C.V.!

Ricorda: nessuna azienda o contesto professionale ha interesse ad affermare che il tuo lavoro vale davvero: hanno interesse a sminuirne il valore per averlo al prezzo più basso.

Per questo non tocca agli altri dire cosa tu vali. STA A TE!

Mi sa che serve proprio evolvere e adeguare il MINDSET

Con il termine mindset indichiamo il sistema di atteggiamenti e convinzioni, patrimonio di cultura, esperienze, conoscenze, pregiudizi, tradizioni, etc. con cui ci mettiamo in relazione con il mondo. Il mindset possiamo indicarlo con «la mostra filosofia di vita», quella con cui decidiamo i comportamenti e le reazioni agli accadimenti.

Quando dico che il C.V. è uno stato di coscienza voglio indicare questo: fa parte di un sistema di convinzioni, di presupposti che generano delle decisioni che per molti funzionano sempre meno.

Serve un Mindset diverso, che vada oltre al C.V. Un sistema di linguaggio che attribuisca la Qualità della chiarezza e dell’immediata comprensione nelle parole che dici per raccontare quello che sai fare, trasmettendo una percezione altrettanto chiara in chi riceve la tua comunicazione.

Il Mindset che ti propongo di osservare in aggiunta o in alternativa a quello che stai usando adesso nel C.V. è un modo di vedere te stesso e di farti vedere dall’altro.

È un COME dire il tuo lavoro che permette al COSA dire del tuo lavoro d’essere trasmesso come elemento di valore.

Il mindset centrato sul valore risponde alle domanda: Come presenti quello che fai? Cosa dici di te? Come fai ad attrarre persone ed aziende che han bisogno del valore che sai produrre?

My Business Mantra: parole che elevano

Il mio lavoro è fare in modo che le persone o le organizzazioni che si rivolgono a me, ottengano i risultati, gli effetti e l’innovazione che desiderano, attraverso la trasformazione e l’evoluzione del mindset professionale, degli atteggiamenti e delle convinzioni comuni che vanno sotto il nome di cultura professionale e anche aziendale.

Con MyBusinessMantra faccio in modo che le persone prendano consapevolezza del modo in cui si presentano al mondo del lavoro e ai clienti.

Una volta costruito il loro BusinessMantra radice, possano decidere di specificarlo e potenziarlo orientandolo secondo il loro desiderio ai risultati che chiedono.

Iniziato il processo l’allenamento e i feedback sono potenti e rinforzano e consolidano un mindset che cambia la persona stessa, rimettendola in contatto con le sue risorse più potenti ed interessanti.

Con il mio lavoro faccio in modo che anche tu abbia molto chiaro cosa offri. Faccio in modo che quel che offri sia la tua capacità migliore, quella che produce risultati di valore per te e per chi ti sta intorno.

Sto pubblicando il metodo MyBusinessMantra, semplice, chiaro ed efficace.

Mettendoci la testa mezz’ora al giorno, prima del fine settimana ti renderai conto di saper trasmettere con poche chiare e potenti parole il valore delle tue capacità e del tuo lavoro a chi ti ascolta.

Finalmente anche i tuoi genitori  capiranno e apprezzeranno quel che fai; anche tuo nipote sarà orgoglioso.

È un metodo che da vent’anni porto a manager e aziende. Vedo le persone ACQUISIRE CONSAPEVOLEZZA DEL VERO VALORE delle loro competenze e delle loro più significative risorse tecniche e personali, arrivando in poche ore a presentarsi agli altri in un modo che mai avrebbero pensato di poter fare.

MyBusinessMantra viene pubblicato per la prima volta il 21 Marzo del 2017. È utile a chi vuole vedere apprezzate e riconosciute le sue capacità e qualità.

Dal 21 marzo viene distribuito gratuitamente la prima parte del Kit MyBusinessMantra.

Prenotalo adesso,  ti arriva via mail, così da poterne sperimentare l’efficacia.

A me piace vedere le persone brillare; mi piace quando riescono a portare nella professione e negli ambienti di lavoro la luce della loro capacità.

Per questo devo ringraziare i miei clienti, i miei maestri e tutti coloro che hanno applicato i concetti e i modelli sperimentati negli incontri e nei seminari assieme.

Grazie di cuore

Silvio Lenares

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